Un Food mentor in cucina: intervista a Marco Bianchi

Marco Bianchi

Avrei potuto iniziare questo mio ciclo di interviste a personaggi del mondo dell’enogastronomia da un cuoco, uno chef stallato, un pizzaiolo gourmet. Ho deciso di partire da un professionista del settore che ugualmente crea pietanze gustose ed originali ma la sua professione è quella del Food Mentor.
Lo conosciamo per la sua presenza costante nei programmi tematici Rai 1, come conduttore di Linea Verde, parte del cast di ‘È sempre mezzogiorno’ di Antonella Clerici e Buongiorno Benessere. Parlo di Marco Bianchi, del quale è noto l’impegno nella promozione dei fattori protettivi della dieta e delle regole della buona alimentazione attraverso consigli gastronomici semplici che aiutano a prevenire le patologie più comuni valorizzando i prodotti tipici, nel rispetto della territorialità e della stagionalità”.

Una parte importante del tuo lavoro è dedicata alla preparazione di ricette che non hanno nulla da invidiare a quelle dei migliori chef stellati. È questa la sola cosa che ti accumuna a questi grandi protagonisti della cucina?
Direi di sì, perché non sono uno Chef! Non mi permetterei mai di mettermi allo stesso livello di grandi firme della cucina italiana! Sono solo una persona che ha saputo coniugare le sue conoscenze scientifiche con l’amore per il cibo che ci fa bene, e ne ho fatto la mia missione di vita. Da più di 10 anni, ho la possibilità di portare nelle case degli italiani la mia filosofia in cucina. Amo i piatti in realtà semplici, perché mi rivolgo anche a un pubblico eterogeneo, sia grandi che piccini, quindi cerco di proporre sempre piatti replicabili in casa con pochi ingredienti. Non mi accontento di rinunciare però al gusto: anche in un piatto semplice, magari ricerco un abbinamento ad esempio con una spezia, che può dare un sapore più particolare. E poi, mi diverto con l’impiantamento: un piatto si deve mangiare anche con gli occhi, quindi cerco di presentarlo al meglio. Forse in questo somiglio di più a uno Chef.

Quindi semplicità delle ricette, in antitesi alla complessità che spesso caratterizza le preparazioni di molti chef…
Non vi proporrei mai ricette che richiedono una preparazione molto lunga, tanti utensili o ingredienti troppo ricercati. Mi rivolgo alle famiglie quindi alle persone che fanno la spesa al supermercato o dall’ortolano di fiducia e che quindi cucinano anche in base alla stagionalità degli ingredienti. Poi, tante mamme e tanti papà magari non hanno molto tempo a disposizione per stare dietro ai fornelli e, visto che questo a volte può costituire un alibi per consumare cibi precotti che ci fanno male, cerco di offrire una cucina che in poco tempo ci sazia ma ci fa stare anche in salute!

Semplicità: una delle caratteristiche distintive delle ricette di Marco Bianchi – Nella foto: pasta al cavolfiore

Quale è il percorso che ti ha portato a questa professione?
Ho collaborato al fianco del Prof. Umberto Veronesi nella sua Fondazione. Dal 2008 ne sono divulgatore scientifico. Siccome ho sempre amato cucinare, il passo tra la scienza e la cucina è stato breve. Tutto nasce da una richiesta di colloquio che inviai un giorno al Professore. Lui era una sorta di entità magica presso l’istituto, avevo in mente un progetto da sottoporgli e decisi di tentare la fortuna ma vedendolo sempre impegnato, dubitavo riuscisse a trovare tempo per me. Invece con sorpresa mi rispose, così ci incontrammo e io gli raccontai questa mia idea che riguardava il cibo come prevenzione. Il Professore mi mise in contatto con Pietro Leeman, l’incontro con lui portò al mio primo libro “I magnifici 20”, e il resto è storia, come si suol dire.

Credo che tua professione richieda anche una buona dose di creatività. Cosa ispira questa creatività?
a mia curiosità. Mi piace conoscere tutte le proprietà di un ingrediente per sapere come abbinarlo sia dal punto di vista del gusto che da quello nutritivo e mi piace molto scoprire anche le cucine etniche, per capire come riproporle nel mio quotidiano e poi presentarle alla mia community. Poi sono anche molto pratico, altri piatti nascono infatti da quello che ho nel frigo, da avanzi, quindi situazioni in cui mi sono dovuto anche un po’ arrangiare, ma a chi non capita nella vita di tutti i giorni?

È noto il tuo impegno nella diffusione della buona alimentazione tra la giovani generazioni. Puoi parlarci di questa esperienza?
Da sempre sono vicino alle tematiche legate all’alimentazione infantile e ho affrontato il tema anche nelle mie prime trasmissioni, in cui mettevo la mia esperienza al servizio di famiglie che avevano figli con problemi di obesità o inappetenza. Ho portato avanti anche diversi progetti legati alle mense scolastiche, con l’obiettivo di portare sulle tavole piatti fatti con ingredienti genuini e di prima qualità.

Cosa fai nel tempo libero?
Mi piace molto andare in bici. La utilizzavo già prima del lockdown, ma questo periodo mi ha invogliato ancora di più a utilizzare questo mezzo, che è ecologico e consente anche del movimento. Ricordiamoci che alla buona, sana e cara dieta mediterranea bisogna sempre abbinare dello sport per restare in salute e in forma.

Cosa ti piacerebbe che la stampa scrivesse su di te?
Mi piacerebbe ricordassero sempre che è importante prendersi cura di noi stessi attraverso l’alimentazione. È una cosa che spesso diamo per scontata o sottovalutiamo, proprio noi che siamo la culla della dieta mediterranea. Quindi mi piacerebbe che si parlasse sempre dell’impegno che metto ogni giorno sui social in tv per portare avanti questi messaggi, sempre col sorriso e con entusiasmo. Quando si parla di scienza, infatti, si tende spesso a intavolare discorsi troppo complicati, invece parlare semplicemente, fa arrivare di più il messaggio.

Se non avessi fatto questa professione, da grande cosa avresti voluto fare?
Non saprei, mi ha sempre affascinato il mondo della scienza. Dopo il diploma, ho tentato e superato il test di ingresso all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, dopo il quale ho iniziato a lavorare presso l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) di Milano. Da piccolo il mio cartone animato preferito era “Siamo fatti così”, sul corpo umano, credo che il mio destino fosse già segnato.

Puoi donarci una delle ricette alle quali tieni di più?
Chi mi conosce bene sa che amo le vellutate. Quindi vi lascio con la ricetta della mia vellutata di cavolfiore e funghi arrostiti, che si può servire anche nel bicchierino. Queste Feste sono state più sobrie del solito, quindi il mio augurio è che possiate servire questa ricetta ai vostri amici non appena sarà possibile ritrovarsi tutti insieme. Bastano: 1 cavolfiore, 100 g di funghi essiccati, 250 ml di latte, olio evo e pepe. Cuocete il cavolfiore, poi frullatelo con il latte, l’olio e un po’ di acqua. Riempite un bicchierino con un po’ di vellutata poi decoratelo con qualche pezzettino di fungo arrostito.

A cura di Donato Ciociola @ Riproduzione riservata

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