La pasta non è soltanto la bandiera gastronomica dell’Italia nel mondo, ma un autentico motore industriale capace di generare occupazione, stimolare la crescita economica e valorizzare il Made in Italy sui mercati globali. A confermarlo sono le evidenze del nuovo rapporto strategico “Valore Pasta – Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da TEHA Group (The European House – Ambrosetti) per i Pastai di Unione Italiana Food e presentato a Milano per fare luce, per la prima volta in modo sistematico, sul peso reale dell’intera filiera agroalimentare e dei suoi settori collegati.
Lo studio ha analizzato il valore del comparto andandosi a focalizzare su un ecosistema che va ben oltre la sola produzione industriale, integrando la coltivazione del frumento duro, le attività molitorie, il packaging, la meccanica specializzata, la logistica e la ristorazione. Se ci si limita alla sola filiera diretta della produzione, i dati del 2025 hanno evidenziato un fatturato di 13,5 miliardi di euro — con un balzo di 5,7 miliardi negli ultimi dieci anni e una crescita media annua del 5,4%, nettamente superiore a quella del PIL nazionale —, 3 miliardi di valore aggiunto e una produzione di 4,2 milioni di tonnellate, sostenuta da 128 mila imprese e 32 mila addetti. Ma è considerando la dimensione estesa dell’indotto che emerge il profilo economico complessivo: 24,6 miliardi di euro di fatturato, 14,3 miliardi di valore aggiunto (pari allo 0,6% del PIL italiano), 143 mila aziende coinvolte e ben 78 mila posti di lavoro sostenuti.
La forza del settore risiede anche nella sua straordinaria proiezione verso i mercati esteri. L’Italia si è confermata primo esportatore globale detentrice del 48,3% del commercio mondiale di pasta, per un valore di 4 miliardi di euro di export che rappresenta oltre il 5% delle vendite agroalimentari nazionali oltreconfine. In media, sei confezioni di pasta prodotte su dieci prendono la via dei mercati internazionali, consolidando un primato basato su qualità e innovazione di processo.
Accanto al peso economico, il rapporto ha ribadito il valore culturale e identitario del prodotto: con 23 chilogrammi all’anno, l’Italia detiene il primato per consumo pro capite, oltre la metà degli italiani la porta in tavola quotidianamente e quasi sette su dieci la considerano il simbolo principale della Dieta Mediterranea. Come sottolineato dai vertici di Unione Italiana Food e dalle testimonianze dei produttori e dei ricercatori intervenuti a Milano, la pasta si conferma così un patrimonio strategico in grado di coniugare coesione territoriale, redditività per le imprese e cultura alimentare in tutto il mondo.








