Le vendite al dettaglio relative al mese di gennaio mostrano una flessione congiunturale: a livello complessivo il commercio registra un calo del -0,5%; il non alimentare fa segnare, mese su mese, un -0,8%.
«I primi mesi del 2022 proseguono nell’incertezza: la crescita dell’inflazione e le preoccupazioni per gli eventi drammatici in Ucraina rischiano di pesare sulla fragile ripresa dei consumi interni, e minano la fiducia di famiglie e imprese, vanificando il sollievo per la regressione dei contagi – commenta Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Relazioni con la Filiera e Ufficio Studi di Federdistribuzione. Con gli ulteriori aumenti dei beni energetici e l’incremento dei prezzi dei beni di largo consumo, che si comincia a registrare, ci aspettiamo quindi un atteggiamento di grande cautela da parte delle famiglie nella prima parte dell’anno, con il rischio di una contrazione dei consumi soprattutto in settori, come quello dei beni non alimentari, già duramente colpiti dalle restrizioni durante la pandemia».
«Le aziende della distribuzione moderna continuano nello sforzo di tutelare il potere di acquisto delle famiglie così come a prestare attenzione alle filiere più fragili. In questo momento di forte preoccupazione e incertezza è quindi indispensabile che agli sforzi delle aziende si affianchi un forte impegno delle istituzioni nel mettere in campo tutte le misure possibili a tutela delle famiglie, per evitare effetti depressivi sui consumi, e a supporto delle imprese che, con l’aumento dei costi, si trovano di fronte a crescenti difficoltà» conclude Buttarelli.
«È improprio che l’Industria di Marca cerchi di attribuire al mondo della distribuzione responsabilità sugli effetti degli aumenti dei prezzi che hanno investito alcune materie prime e l’energia. Abbiamo ribadito ripetutamente che occorre un impegno comune, con un senso di responsabilità condiviso tra tutti gli attori della filiera, per evitare il più possibile aumenti che graverebbero pesantemente sulle tasche degli italiani, in un contesto economico ancora difficile nel quale i primi segnali di ripresa sono ancora deboli. Da una recente ricerca condotta con Ipsos, infatti, rileviamo che il 67% degli italiani mostra preoccupazioni per gli impatti degli aumenti dei prezzi sul bilancio familiare e ben il 76% del campione non si sente sicuro della propria condizione economica e teme di non riuscire a far fronte a spese impreviste. Proprio per questa ragione abbiamo chiesto all’industria di sottoscrivere un appello comune al Governo affinché si potessero discutere azioni di sistema a tutela del potere di acquisto dei consumatori.
Le aziende del commercio conoscono bene le dinamiche di filiera: con i prodotti a marchio del distributore, le nostre aziende hanno creato relazioni di concreta partnership con i produttori, sviluppano prodotti di elevata qualità, hanno un osservatorio privilegiato sulla reale situazione del mercato, e sono impegnate alla ricerca di forme di contenimento degli aumenti che avrebbero un impatto sul consumatore finale. L’aumento dei costi, peraltro, riguarda indistintamente sia il comparto produttivo sia quello distributivo, ma su quest’ultimo impatta in maniera ancora più significativa, essendo un settore dalla redditività più contenuta rispetto all’Industria di Marca.
Ci auguriamo quindi che l’Industria di Marca dimostri lo stesso senso di responsabilità al quale dichiara di richiamare il nostro settore. Da parte nostra, continuerà l’impegno a tutelare il consumatore finale a fronte di aumenti che non tengano conto anche del contesto economico e sociale in cui si trova il nostro Paese», così il Presidente di Federdistribuzione Alberto Frausin.
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