L’Italia ha confermato la propria leadership globale per produzione, esportazione e consumi pro-capite di pasta, consolidando un ruolo di primo piano nell’agroalimentare mondiale nonostante lo scenario geopolitico complesso e il rialzo dei costi di produzione. Secondo i dati elaborati da Unione Italiana Food e presentati in occasione della ventottesima edizione del World Pasta Day, la produzione nazionale ha raggiunto 4,2 milioni di tonnellate nel 2025 (+0,8%), pari a un valore di export di 4 miliardi di euro. Il trend positivo è proseguito anche nei primi sei mesi del 2026, registrando una crescita dei volumi esportati del +2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il comparto della pasta rappresenta il 48,3% del commercio mondiale del settore e il 5,4% dell’intero export agroalimentare italiano. Nel 2025 le vendite oltreconfine hanno toccato 2.456.940 tonnellate (+2,1%), per un valore complessivo di 3.969 milioni di euro. Più della metà dei volumi esportati (51,9%, pari a 1,3 milioni di tonnellate) ha trovato sbocco nei Paesi dell’Unione Europea (+4%), mentre il restante 48,1% è stato assorbito dai mercati terzi. Tra le nazioni più ricettive figurano Germania (466.422 tonnellate), Stati Uniti (315.018 tonnellate), Francia (292.341 tonnellate), Regno Unito (279.342 tonnellate), Spagna (69.325 tonnellate), Paesi Bassi (69.628 tonnellate) e Giappone (67.719 tonnellate).
Il primo semestre del 2026 ha confermato la vitalità del settore, salendo a 1.257.234 tonnellate esportate rispetto alle 1.224.477 tonnellate del primo semestre 2025. L’Italia ha conquistato inoltre il primo posto per consumo pro-capite con 23,1 chili annui per abitante, precedendo Tunisia (18,8 kg), Ungheria (17,1 kg), Germania (16,8 kg), Turchia e Austria (12,5 kg).
Lo studio strategico “Valore Pasta” condotto da TEHA Group per Unione Italiana Food ha quantificato il peso economico della filiera estesa — che include la coltivazione del grano duro, l’industria molitoria e la trasformazione pastaia — in un fatturato complessivo di 13,5 miliardi di euro nel 2025, capace di generare 3 miliardi di euro di valore aggiunto per il Paese.
A fronte dell’immobilità della spesa alimentare italiana nell’ultimo decennio, la categoria pasta, pane e cereali ha registrato una crescita dei consumi del +2,2%, in controtendenza rispetto ai cali rilevati su frutta (-6,3%), ortaggi (-5,4%) e carne (-1,1%). Su una spesa media mensile familiare di 533 euro, i cereali costituiscono la seconda voce di spesa con la quota del 16% (83 euro mensili).
L’indagine demoscopica svolta da AstraRicerche su un campione di 1.005 italiani ha evidenziato come per l’85,2% del campione la pasta sia il principale simbolo dell’eccellenza del Made in Italy, mentre per l’82,5% rappresenti l’emblema dell’identità culturale nazionale. Per il 79,3% degli intervistati è un alimento di qualità accessibile e versatile, mentre il 43,4% la definisce una risorsa fondamentale per arginare il carovita. Nell’ipotesi di una rinuncia totale al prodotto, il 93,5% degli italiani prevede un impoverimento culturale e una perdita di appartenenza.
«Il comparto della pasta, centrale nella nostra economia interna, è chiamato a crescere e a innovare per competere sui mercati internazionali – ha spiegato Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food –. Alle istituzioni chiediamo un dialogo strutturato per accompagnare le imprese nelle trasformazioni in atto, rafforzando la collaborazione con il mondo agricolo per la valorizzazione del grano duro italiano».
«La leadership italiana della pasta va ben oltre i risultati commerciali – ha aggiunto Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food –. Il contesto globale impone alle imprese di continuare a innovare e adattarsi. La sfida è preservare ciò che rende unica la pasta italiana, investendo in ricerca, sostenibilità e nuove competenze». I pastai di UIF hanno formalizzato le sfide del settore in un manifesto in 10 punti focalizzato su competitività della filiera, investimenti nei giovani e digitalizzazione delle imprese.






