Allarme cibi ultraformulati: Coldiretti avverte sui rischi per la salute e la cultura alimentare

Gli alimenti ultraprocessati sono oggi al centro del dibattito su salute e alimentazione. Non si tratta solo di junk food, ma di formulazioni industriali complesse, classificate come Gruppo 4 del sistema NOVA, creato dall’ Università di San Paolo. Sono prodotti realizzati con cinque o più ingredienti che raramente avremmo in cucina: proteine isolate, sciroppi, oli idrogenati, aromi, coloranti ed emulsionanti. Bibite zuccherate, snack confezionati, merendine, wurstel e piatti pronti ne sono esempi tipici. Hanno alta densità calorica, molto sale, zuccheri e grassi, poche fibre e un’elevata palatabilità che spinge al consumo eccessivo. Grandi studi di coorte li associano a un maggior rischio di obesità, diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e depressione, pur restando una correlazione da interpretare con cautela. In Europa e in Italia non esiste ancora una legge specifica che li vieti. La regolazione avviene tramite le norme su etichettatura, additivi e claim nutrizionali, mentre si discutono tassa sulle bevande zuccherate, restrizioni al marketing verso i bambini e sistemi di etichettatura frontale.

Negli ultimi mesi l’attenzione del mondo agricolo e scientifico si è focalizzata con forza sull’impatto dei cibi ultraformulati nel panorama alimentare globale. La confederazione Coldiretti ha lanciato un monito netto nei confronti della diffusione incontrollata di queste preparazioni industriali, definite da autorevoli esponenti del settore come una minaccia per la salute pubblica e per i principi fondanti della Dieta Mediterranea. Secondo le analisi diffuse dall’organizzazione, non frenare la commercializzazione e il consumo di tali prodotti rischia di compromettere irreparabilmente le abitudini nutrizionali delle nuove generazioni.

Il dibattito ha evidenziato come gli alimenti ultraprocessati siano progettati per essere altamente appetibili grazie a processi tecnologici avanzati e all’uso massiccio di additivi chimici, aromi di sintesi e zuccheri nascosti. Questa struttura industriale tende a sostituire progressivamente il cibo fresco e genuino, allontanando i consumatori dai prodotti tipici della filiera corta e dell’agroalimentare Made in Italy.

Le critiche sollevate sottolineano l’urgenza di proteggere la cultura alimentare italiana prima che i modelli di consumo omologati prendano il sopravvento. La contrapposizione tra il cibo industriale e le produzioni agricole tradizionali si inserisce in un contesto normativo europeo in cui mancano ancora barriere specifiche contro la proliferazione incontrollata di queste matrici alimentari. Per Coldiretti, la salvaguardia del reddito degli agricoltori e la tutela della salute dei cittadini rappresentano due facce della stessa medaglia: senza una produzione agricola sostenibile e legata al territorio viene meno la garanzia di un’alimentazione sicura e di qualità per le famiglie.

L’appello rivolto alle istituzioni punta a rafforzare la trasparenza informativa, a promuovere l’educazione alimentare fin dalle scuole e a valorizzare le eccellenze locali, arginando l’avanzata di un modello di consumo sbilanciato su prodotti ad alto impatto calorico e a basso valore nutrizionale.

Fonte: www.coldiretti.it

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