Tensioni sulla rete distributiva ortofrutticola e ittica italiana hanno caratterizzato gli ultimi giorni a causa delle proteste di autotrasportatori e agricoltori. Il quadro complesso ha causato ritardi e carenze di prodotto nei mercati del Nord Italia per i beni provenienti da Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Per orientare i consumatori, La Borsa della Spesa — servizio curato da BMTI e Italmercati con la collaborazione di Consumerismo No Profit — ha stilato la mappa dei prodotti dal miglior rapporto qualità-prezzo reperibili nei mercati all’ingrosso.
Sul fronte della frutta, la continuità dei consumi è stata garantita dalle giacenze locali e dai prodotti tipici della stagione. Il mercato delle mele si è mantenuto stabile: l’Annurca campana si è attestata sui 2,00 euro/kg, la Fuji emiliano-romagnola tra 1,75 e 1,80 euro/kg, mentre Golden e Renetta del Trentino sono nate stabili attorno a 1,90 euro/kg. Le temperature fresche hanno spinto la domanda di cachi (1,50-2,00 euro/kg) e melograni italiani (2,00-2,30 euro/kg). In fase finale le susine (Angeleno e October Sun a 1,50 euro/kg), mentre le castagne hanno registrato quotazioni in rialzo a causa del calo produttivo, variando dai 4,50-5,00 euro/kg per i calibri maggiori ai 2,50-3,00 euro/kg per la pezzatura piccola.
Nel comparto degli ortaggi si è vista la contrazione dell’offerta siciliana. Tuttavia, il clima mite ha permesso alle regioni centro-settentrionali di rifornire i mercati con produzioni locali: le zucchine scure lunghe si sono stabilizzate attorno a 1,00 euro/kg e le melanzane tra 1,30 e 1,70 euro/kg. Deciso calo dei listini per le insalate, con le lattughe tra 1,50 e 1,90 euro/kg e le indivie scese sotto i 2,00 euro/kg.
Per il settore ittico, il caro carburante ha ridotto le uscite delle imbarcazioni di maggiori dimensioni. Ha tenuto bene la pesca costiera del Mar Adriatico (con il Mar Tirreno in fermo pesca biologico): buone disponibilità per le mazzancolle (10,00-16,00 euro/kg) e per le triglie di fango adriatiche (2,00-8,00 euro/kg), affiancate da presenze marginali di lampuga (8,00-10,00 euro/kg) e dalla stabilità delle orate di allevamento (11,00-13,00 euro/kg per la pezzatura 400-600 grammi).
Infine, per le carni si sono assestati i prezzi del quarto posteriore di vitellone (9,94-10,34 euro/kg), mentre sono rimasti stabili il petto di pollo (8,40-8,80 euro/kg) e la fesa di tacchino (9,40-9,80 euro/kg).








