Il passaggio generazionale non rappresenta soltanto un passaggio di testimone per la continuità aziendale, ma si conferma una fondamentale leva di sviluppo economico per il settore vitivinicolo italiano. A testimoniarlo sono i risultati del rapporto strategico “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, presentato al Teatro Valentino Garavani di Voghera durante il forum conclusivo promosso da TEHA Group. L’analisi ha evidenziato come le cantine familiari che hanno completato il ricambio generazionale registrino performance superiori in termini di fatturato e capacità di investimento, offrendo una risposta concreta alle sfide della frammentazione produttiva e dell’innovazione tecnologica.
Le aziende vitivinicole familiari che hanno già completato il ricambio generazionale hanno registrato ricavi superiori dell’8,8% e investimenti oltre il 18%. Secondo il Rapporto Strategico “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, presentato al Teatro Valentino Garavani di Voghera durante il Forum conclusivo della Community Visione Vino (I edizione) di TEHA Group, nel 2025 il 30,4% delle aziende familiari del settore ha già affrontato e risolto il passaggio generazionale, mentre per il 39,2% il processo è risultato ancora in corso.
La produzione vinicola ormai è in mano ai giovani
Il 65% del patrimonio del comparto vinicolo è risultato in mano alle famiglie – quota salita all’81,5% includendo le cooperative – ma rispetto al settore agricolo gli imprenditori del vino sono apparsi sempre più giovani: l’età media si è attestata a 45 anni, 15 in meno rispetto ai 60 anni delle imprese agricole italiane. “Il ricambio generazionale – ha sottolineato Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food&Retail di TEHA Group dal palco del teatro Garavani di Voghera – può diventare una grande occasione per rafforzare le imprese del vino, ma deve accompagnarsi a un salto di scala dell’intera filiera. Un sistema composto quasi interamente da piccole imprese rischia di avere meno risorse per investire, innovare e presidiare con continuità i mercati internazionali. Per vincere all’estero occorre fare sistema, aumentando contemporaneamente dimensione competitiva e riconoscibilità del vino italiano”.
La filiera del vino vale 40,7 miliardi di euro, il 2,1% del PIL
Per la prima volta la Community Visione Vino ha ricostruito il perimetro della filiera vitivinicola estesa, considerando non soltanto agricoltura e trasformazione, ma anche i servizi di supporto alle imprese, l’intermediazione, la distribuzione e la ristorazione. Nel 2025 il settore vitivinicolo in senso stretto ha generato 16,5 miliardi di euro di fatturato, cui si sono aggiunti 20,3 miliardi prodotti dalle attività collegate, portando il giro d’affari della filiera estesa a 36,8 miliardi di euro. Il valore aggiunto generato direttamente ha raggiunto 15,1 miliardi, ma considerando anche gli effetti indiretti e indotti sulle filiere a monte e a valle il contributo complessivamente sostenuto è salito a 40,7 miliardi di euro, pari al 2,1% del PIL italiano. Oltre il 10% del valore aggiunto sostenuto dalla filiera agroalimentare estesa italiana è apparso riconducibile al vino. Il comparto ha potuto contare su 241 mila aziende agricole, oltre 1.500 imprese industriali e 681 mila ettari vitati, distribuiti in tutte le Regioni italiane. Nel 2025 – si legge nel rapporto strategico TEHA – la produzione ha raggiunto 44 milioni di ettolitri, mentre le esportazioni si sono attestate a 7,8 miliardi di euro, pari al 47% del fatturato del settore.
A giugno 2026 6,2 mld di bottiglie in giacenza nelle cantine
Le giacenze nelle cantine italiane hanno raggiunto 46,5 milioni di ettolitri, equivalenti a circa 6,2 miliardi di bottiglie, con un aumento del 6,7% rispetto al 2025. Oltre l’80% delle scorte è risultato costituito da vini certificati DOP e IGP. Nello stesso periodo, il prezzo medio del vino italiano è diminuito del 10% su base annua, mentre le quotazioni dei vini DOP sono scese del 7%, a 1,57 euro al litro. “Si tratta – ha aggiunto Benedetta Brioschi – di un disallineamento tra volumi disponibili e capacità di assorbimento della domanda che rischia di trasferire la pressione economica lungo tutta la filiera fino alla componente agricola. Per questo l’internazionalizzazione assume un ruolo centrale: non soltanto per aumentare i volumi venduti, ma per accrescere il valore generato dal vino italiano”.
Il 95% è piccola impresa: aggregarsi per competere
A condizionare la competitività del vino italiano è stata anche la forte frammentazione del tessuto produttivo. Il 94,9% delle imprese vitivinicole italiane è risultato di piccole dimensioni e ha generato il 48,8% del fatturato del settore; le medie imprese hanno rappresentato appena il 4,8% producendo però il 43,9% del giro d’affari, mentre le grandi aziende sono state soltanto lo 0,3% del totale. I lavori della Community Visione Vino di TEHA hanno individuato proprio nel consolidamento dimensionale delle imprese e nel passaggio generazionale due leve strettamente collegate: favorire reti e alleanze, accompagnare le successioni aziendali e rafforzare competenze manageriali, finanziarie e commerciali può consentire alle imprese di sostenere maggiori investimenti e affrontare con maggiore forza i mercati internazionali, preservando al tempo stesso quel radicamento territoriale che costituisce una delle principali distintività del vino italiano.
Vino e IA: solo 3 cantine su 10 la usano, consumatori più “avanti”
I produttori vitivinicoli italiani hanno mostrato il rischio di arrivare in ritardo alla sfida dell’Intelligenza Artificiale: solo 3 cantine su 10 l’hanno utilizzata o la stavano sperimentando e quasi una su due, il 49%, non ne ha fatto ancora uso. I consumatori, invece, sono apparsi già più avanti: il 40% di chi utilizza strumenti digitali legati al vino è ricorso già all’IA o si è dichiarato molto propenso a usarla per pianificare, organizzare e prenotare esperienze enoturistiche. Tra le aziende vitivinicole che hanno già adottato soluzioni di Intelligenza Artificiale, l’utilizzo si è concentrato soprattutto nel marketing e nella comunicazione (50,7%) e per il 35,6% nell’analisi dei dati di vendita. Sono seguite la promozione enoturistica (16,4%), la previsione della domanda (13,7%) e la gestione dell’export (11%). Solo l’8,2% l’ha utilizzata nell’agricoltura di precisione e appena il 4,1% nel monitoraggio climatico. Dall’altra parte, i consumatori hanno mostrato una propensione già elevata all’utilizzo delle nuove tecnologie: quasi la metà, il 48,6%, ha utilizzato almeno occasionalmente strumenti digitali legati al vino, soprattutto per cercare informazioni e recensioni (53,1%), per scoprire nuovi vini e produttori (43,2%), e per acquistare online (28,7%).






