Il bilancio della campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia ha delineato un quadro complesso per la filiera, segnato dal forte impatto del cambiamento climatico e dai rincari dei costi produttivi. Nonostante l’aumento delle superfici coltivate a 48.349 ettari e il record di 3,2 milioni di tonnellate di prodotto conferito negli stabilimenti di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e provincia di Bolzano, i volumi complessivi sono rimasti al di sotto delle quantità contrattate. L’Organizzazione Interprofessionale (OI) ha registrato rese agricole tra le più basse degli ultimi anni, spingendo la filiera a sollecitare una programmazione produttiva anticipata e condivisa in vista della stagione 2027.
La campagna si è aperta il 27 marzo con la firma dell’accordo quadro d’area tra parte agricola e industriale. I trapianti, iniziati a fine marzo, si sono protratti fino a circa il 20 giugno, mentre la raccolta e la trasformazione sono partite il 10 luglio, con un anticipo significativo rispetto allo storico.
Nel 2026 le superfici coltivate a pomodoro da industria nel Nord Italia hanno raggiunto 48.349 ettari, di cui 43.477 a produzione integrata e 4.872 a produzione biologica, pari al 10,1% del totale.
Il quantitativo complessivamente conferito all’industria ha raggiunto 3.205.126 tonnellate, un risultato senza precedenti per l’areale, con un calo di circa il 14% rispetto al pomodoro contrattato. Il dato deve essere letto alla luce delle rese produttive, che si sono fermate a 66,3 tonnellate per ettaro, contro una media di 71,6 t/ha registrata dall’OI nell’ultimo quinquennio. Nel dettaglio, le rese sono state di 68,0 t/ha per la produzione integrata e di 51,3 t/ha per quella biologica. Si è trattato di valori fra i più bassi rilevati dall’OI dal 2011. L’aumento delle superfici non si è tradotto in una crescita proporzionale della produzione, anche a causa delle grandinate che hanno colpito migliaia di ettari nell’areale e hanno fatto diminuire il quantitativo prodotto.
L’andamento meteorologico è stato il principale fattore critico della stagione. Temperature diurne eccezionalmente elevate, notti meno fresche del normale e precipitazioni quasi assenti hanno sottoposto le colture a forte stress, compromettendo lo sviluppo delle piante durante la fioritura e causando cascola dei fiori, bacche di dimensioni ridotte e basse rese, soprattutto nelle produzioni di medio periodo.
Le difficoltà sono state aggravate dalla disponibilità limitata di acqua irrigua, già dalla fine di giugno, e dalle restrizioni alla derivazione da acque superficiali. In diverse aree i produttori hanno dovuto ricorrere all’irrigazione da pozzo, sostenendo maggiori consumi energetici e ulteriori costi.
A queste criticità si sono aggiunti ripetuti eventi grandinigeni nel mese di luglio, con fenomeni estesi che hanno provocato danni ingenti a migliaia di ettari. Tra i territori maggiormente colpiti figurano le province di Mantova, Modena e Ferrara.
Dall’avvio della raccolta fino a metà agosto, il comparto ha dovuto gestire una forte concentrazione delle consegne, con volumi elevati in un periodo ristretto. La criticità è stata superata grazie alla collaborazione tra le organizzazioni di produttori e le imprese di trasformazione, chiamate a uno sforzo straordinario per organizzare il conferimento e assorbire i quantitativi in consegna.
La parte industriale ha dovuto affrontare, parallelamente, costi elevati, in particolare per gas ed energia elettrica necessari alla lavorazione e per le basse rese alla trasformazione che hanno comportato la realizzazione di meno prodotto finito rispetto a quanto programmato. Anche il comparto agricolo ha subito il rincaro dei carburanti, aumentati sensibilmente a partire da aprile.
In vista della campagna 2027, il presidente dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia, Giuseppe Romanini, ha promosso l’adozione di un metodo condiviso di programmazione produttiva, sottolineando la necessità di definire scadenze fissate e dati conoscitivi condivisi tra parte agricola e industriale per superare l’incertezza climatica, riequilibrare domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica dell’intera filiera.








