In agricoltura una azienda su tre è guidata da donne secondo il nuovo Atlante pubblicato dal CREA

La crescita delle competenze e della multifunzionalità sta ridisegnando la presenza femminile nelle campagne italiane, rendendo le donne sempre più centrali per l’innovazione e la transizione del settore primario. In occasione della Giornata internazionale delle donne rurali e nell’ambito del 2026, Anno internazionale delle agricoltrici promosso dalle Nazioni Unite, il CREA ha pubblicato “L’Atlante delle donne nel settore primario. Dati statistici a servizio degli approcci di genere”. Il volume rappresenta la prima mappa organica dedicata alla presenza femminile tra agricoltura, foreste, pesca e aree rurali, mettendo in luce un sistema in forte trasformazione ma ancora segnato da disparità sul fronte dell’occupazione e del ricambio generazionale.

Dalla crescita delle competenze alla diversificazione delle attività, le donne sono risultate protagoniste di un’agricoltura che cambia, pur dovendo ancora affrontare significativi divari occupazionali ed economici. Realizzato dall’Osservatorio sulle Differenze di Genere nel Settore Primario e nei Territori Rurali (ODGPR) del CREA, il volume ha riunito dati finora sparsi, avviando un percorso di ricerca destinato ad ampliarsi lungo l’intera filiera agroalimentare, dal campo alla tavola.

I numeri hanno raccontato un protagonismo significativo. Le aziende agricole condotte da donne sono risultate 355.762, pari al 31,4% del totale nazionale, una quota che nel Mezzogiorno è salita al 35,9%. Tra il 2010 e il 2020, la superficie agricola gestita dalle imprenditrici è cresciuta del 2,8%, mentre quella delle aziende maschili si è ridotta. La dimensione media delle aziende femminili è passata da 5,3 a 7,7 ettari. Pur restando mediamente più piccole rispetto a quelle maschili, le aziende guidate da donne hanno mostrato segnali di consolidamento strutturale e una forte propensione alla diversificazione. Agriturismo, trasformazione dei prodotti, attività educative e servizi connessi all’agricoltura hanno contribuito a sviluppare modelli rurali multifunzionali: nelle aziende femminili diversificate, l’agriturismo ha rappresentato il 57% delle attività connesse (Fonte: ISTAT, elaborazioni CREA).

È cambiato anche il profilo delle imprenditrici. Le donne alla guida delle aziende agricole sono risultate mediamente più istruite degli uomini: il 10,3% ha posseduto una laurea, contro il 9% dei colleghi. Tra le giovani imprenditrici, oltre il 42% è risultata diplomata e circa una su quattro laureata (Fonte: ISTAT e RICA). Le nuove generazioni hanno mostrato, inoltre, una maggiore apertura all’innovazione, alle tecnologie digitali e al biologico, puntando anche sulla diversificazione per rinnovare i modelli produttivi e le attività delle imprese agricole.

La crescita delle competenze, tuttavia, non si è tradotta ancora in un superamento dei divari occupazionali. Tra il 2015 e il 2024, le lavoratrici agricole sono diminuite del 17%, mentre la componente maschile è rimasta sostanzialmente stabile. Nello stesso periodo le lavoratrici a tempo indeterminato sono aumentate del 31%, segnalando una crescita dell’occupazione più stabile (Fonte: INPS). Le donne hanno continuato, inoltre, a registrare livelli retributivi inferiori rispetto agli uomini.

Resta aperta anche la sfida del ricambio generazionale. Nel 2025 le imprese agricole femminili registrate presso le Camere di Commercio sono state 185.406, pari al 27,4% del totale, ma nell’arco di dieci anni si sono ridotte del 14,7% (Fonte: Unioncamere-Movimprese). Un dato che ha sottolineato l’importanza di sostenere l’ingresso delle giovani donne nel settore e creare condizioni favorevoli alla continuità delle imprese.

L’Atlante ha allargato lo sguardo anche alle foreste e alla pesca, comparti nei quali la presenza femminile è rimasta più contenuta. Le imprese femminili, infatti, hanno rappresentato l’11,7% delle imprese boschive e il 12,9% del settore ittico.

Integrando dati statistici e amministrativi nazionali ed europei provenienti da fonti quali ISTAT, INPS, RICA, Camere di Commercio, SINFor e FAO, il lavoro dell’ODGPR ha fornito una lettura articolata del ruolo delle donne nel settore primario italiano e strumenti di consultazione per decisori pubblici, amministrazioni, organizzazioni professionali, associazioni e ricercatori.

«Il futuro dell’agricoltura italiana passa sempre più dalle donne. L’Atlante fotografa una realtà dinamica, qualificata e innovativa e ci indica una priorità: creare le condizioni perché sempre più giovani donne scelgano l’agricoltura e ne diventino protagoniste. Una sfida decisiva per la crescita del settore e la vitalità dei territori rurali», ha affermato Maria Chiara Zaganelli, Direttore Generale del CREA.

L’Atlante delle donne nel settore primario è stato reso disponibile sui canali ufficiali dell’ente.

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