Dall’olio al grano, passando per latte e ciliegie: il 2026 segna un ritorno a quotazioni in discesa mettendo alla prova diversi settori. Al Forum Tutto l’Anno di IPAgro il confronto sulle strategie che possono fare la differenza. Il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, Raffaele Drei: “La sfida non è governare i prezzi, ma costruire filiere più organizzate e capaci di competere”.
“I prezzi bassi non sono un’anomalia destinata a essere riassorbita nel giro di pochi mesi, ma una nuova normalità con cui il comparto agroalimentare deve imparare a confrontarsi”. È da questa riflessione del professor Angelo Frascarelli, docente dell’Università degli Studi di Perugia, che ha preso le mosse nei giorni scorsi il nuovo appuntamento di Forum Tutto l’Anno, il ciclo di approfondimenti promosso dall’associazione Impresa Persona Agroalimentare e per l’occasione dedicato al tema “Cosa fare in un periodo di prezzi bassi in agricoltura”.
La riflessione è partita da una constatazione: l’agricoltura italiana ed europea è reduce da un quinquennio segnato da forti oscillazioni, dall’impennata dei prezzi nella ripresa post-pandemia in alcuni settori, agli squilibri generati dalla guerra in Ucraina, fino all’aumento dei costi produttivi e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico che ad esempio nelle annate 2024 e 2025 ha determinato forti problemi produttivi e di conseguenza aumenti dei prezzi per carenza di offerta. In questo 2026 invece molti comparti stanno vivendo una fase di progressiva riduzione e normalizzazione delle quotazioni. Un passaggio complesso, che pone nuove sfide alle aziende agricole, a partire dalla domanda su come continuare a creare valore in mercati meno favorevoli.
“Negli ultimi anni i mercati agricoli hanno vissuto sulle montagne russe – ha sottolineato nella sua introduzione all’incontro Gianmaria Bettoni, presidente di Impresa Persona Agroalimentare -. Per questo abbiamo scelto di affrontare il tema partendo dall’esperienza di chi opera sul campo. Non ci interessa scendere in lamenti, facili illusioni o scorciatoie: il metodo di IPAgro è guardare la realtà per quella che è, comprenderla e trovare il coraggio di percorrere strade nuove”.
La fotografia emersa dal confronto restituisce un quadro tutt’altro che uniforme a partire dai cereali, dove l’aumento dell’offerta mondiale ha livellato i prezzi al ribasso, comprimendo le quotazioni e avvicinando in modo insolito i livelli di grano tenero e grano duro, mentre il mais resta più sostenuto anche per effetto del caldo. Sullo sfondo rimangono la geopolitica, la volatilità climatica e la speculazione finanziaria, con il possibile impatto di El Niño, il fenomeno climatico legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico che può alterare gli equilibri produttivi a livello globale, atteso nel 2027 e indicato come uno dei principali elementi da monitorare. Nel comparto del latte, dopo i picchi registrati tra il 2022 e il 2025, il ritorno di maggiori volumi produttivi nei principali Paesi europei ha modificato rapidamente gli equilibri tra domanda e offerta: in Germania la produzione è tornata a crescere nel 2025 fino a segnare un +8% a fine anno, contribuendo al forte ridimensionamento del latte spot, passato da circa 70 centesimi al litro nell’estate 2025 a circa 20 centesimi nel marzo 2026. Per l’olio extravergine di oliva, un nodo principale è il rallentamento dei consumi nazionali, diminuiti del 5,6% dopo una lunga fase di prezzi elevati, con il rischio annesso che una parte dei consumatori, abituatasi a utilizzare meno extravergine o a scegliere alternative più economiche, non torni automaticamente alle abitudini precedenti con il rientro delle quotazioni. Una dinamica che impone alle imprese di ragionare su orizzonti più lunghi della singola campagna e di lavorare sulla valorizzazione del prodotto. Il caso più evidente della fragilità dei prodotti freschi non stoccabili è invece incarnato dalle ciliegie. Temperature anomale, maturazioni concentrate e sovrapposizione tra diverse aree produttive hanno compresso il mercato in poche settimane tra maggio e giugno di quest’anno, in un comparto dove il prodotto può essere conservato solo per 36-48 ore, mostrando quanto siano decisivi l’organizzazione commerciale e la programmazione. Diversa ancora la situazione del vino, dove il calo dei consumi appare sempre meno congiunturale e sempre più legato a cambiamenti strutturali nelle abitudini dei consumatori. Per molte aziende la risposta passa quindi da un ripensamento degli investimenti, dallo sviluppo dell’enoturismo, dall’efficienza interna e da un rapporto più diretto con il cliente.
Di fronte a mercati così eterogenei, il punto comune non è una ricetta valida per tutti, ma un metodo. “La politica può aiutare, ma non ha soluzioni miracolose. Il protagonismo deve restare nelle mani degli imprenditori – ha osservato Frascarelli – Oggi la competitività si costruisce con la cooperazione, l’organizzazione di filiera e la differenziazione. Le imprese che affrontano meglio queste fasi sono quelle che programmano, costruiscono relazioni stabili, valorizzano le proprie specificità e non restano in balia del mercato”.
A chiudere il confronto è stato Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che ha richiamato il ruolo delle istituzioni in una fase particolarmente delicata per il settore. “La sfida non è governare i prezzi, ma costruire filiere più strutturate e capaci di competere. La politica non ha in mano la leva del prezzo, che resta il risultato dell’incontro tra domanda e offerta, ma dispone di strumenti importanti: regole, incentivi, programmazione. La prossima riforma della PAC dovrà tradurre in atti concreti la necessità di rafforzare questa organizzazione di cooperazione e filiere”. Per Drei, la tutela delle imprese passa anche dalla capacità di garantire condizioni corrette di mercato. “Non possiamo essere contro l’apertura dei mercati, ma apertura non può significare lasciare soli i produttori davanti a fenomeni di dumping o concorrenza sleale. Servono strumenti chiari per difendere chi produce rispettando le regole, in alcuni casi servono anche i dazi antidumping. Anche le cooperative devono guardare al contesto attuale con grande imprenditorialità: è lì che si gioca la capacità dell’agroalimentare italiano di reagire a questa nuova fase”.
LA SCHEDA
Forum Tutto l’Anno è il ciclo di incontri promosso da Impresa Persona Agroalimentare (IPAgro) per offrire durante tutto l’anno occasioni di confronto e approfondimento sui principali temi che interessano il settore agroalimentare. Attraverso appuntamenti in streaming con imprenditori, manager, docenti universitari, esperti e rappresentanti delle istituzioni, il Forum analizza l’evoluzione dei mercati, gli effetti del cambiamento climatico, le innovazioni tecnologiche, le politiche agricole e le sfide che imprese e filiere sono chiamate ad affrontare. Pensato come uno spazio permanente di aggiornamento e dialogo, Forum Tutto l’Anno coniuga l’approfondimento tecnico con una lettura strategica dei fenomeni economici e produttivi, favorendo il confronto tra competenze ed esperienze diverse. Gli incontri sono inoltre validi ai fini del riconoscimento dei crediti formativi professionali per gli iscritti agli Ordini e ai Collegi aderenti.














