Quarant’anni di ortofrutta tra trasformazioni, mercati e nuove sfide
Con oltre quarant’anni di esperienza nel settore ortofrutticolo, Gennaro Velardo è una delle voci più autorevoli e competenti di un comparto in continua evoluzione. Direttore di Organizzazioni di Produttori, già Presidente di Italia Ortofrutta per due mandati e oggi Vicepresidente del Consorzio Edamus, Velardo ha attraversato da protagonista le grandi trasformazioni del settore: dai cambiamenti strutturali alle crisi di mercato, dall’evoluzione normativa alle nuove sfide legate alla sostenibilità e all’internazionalizzazione. In questa intervista offre una lettura lucida e concreta delle principali criticità e opportunità dell’ortofrutta italiana, analizzando i trend che stanno ridisegnando produzioni, consumi e filiere, con una visione maturata sul campo e uno sguardo consapevolmente orientato al futuro.
Dott. Velardo, in oltre quarant’anni di attività ha visto cambiare profondamente il settore ortofrutticolo. Qual è la trasformazione più radicale che ricorda?
<<La trasformazione più profonda è stata il passaggio da un’agricoltura frammentata e orientata alla produzione a un sistema sempre più organizzato, dove la commercializzazione, la programmazione e il rapporto con il mercato sono diventati centrali. La nascita e il rafforzamento delle Organizzazioni di Produttori hanno segnato uno spartiacque: oggi non basta produrre bene, bisogna saper leggere la domanda, aggregare l’offerta e costruire valore lungo tutta la filiera>>.
Lei ha diretto Organizzazioni di Produttori e presieduto Italia Ortofrutta per due mandati. Quanto conta oggi l’aggregazione per la competitività del comparto?
<<Conta moltissimo, direi è indispensabile. In un mercato globalizzato e altamente competitivo, il singolo produttore non ha la forza contrattuale per reggere il confronto. L’aggregazione consente di investire in innovazione, logistica, qualità, promozione e di dialogare con la distribuzione in modo più equilibrato. Senza una massa critica, l’ortofrutta italiana rischia di perdere posizioni, non per qualità, ma per debolezza strutturale>>.
Guardando ai mercati, quali sono oggi i principali trend che stanno ridisegnando l’ortofrutta?
<<I trend sono chiari: cresce la domanda di prodotti certificati, tracciabili e sostenibili; aumenta l’attenzione al servizio, alla shelf life e alla standardizzazione; e si rafforza il peso dell’export, soprattutto verso mercati extra UE. Allo stesso tempo, il consumatore chiede trasparenza, sicurezza alimentare e valori etici. L’ortofrutta non è più solo un prodotto, ma un insieme di contenuti: origine, storia, impatto ambientale>>.
Il tema dei costi di produzione è sempre più centrale. Come si può tutelare il reddito degli agricoltori?
<<Il reddito agricolo è oggi una delle questioni più critiche. I costi energetici, logistici e dei mezzi tecnici sono aumentati, mentre i prezzi spesso non tengono il passo. Serve una filiera più equilibrata, in cui il valore venga distribuito in modo equo. Le OP hanno un ruolo chiave, ma è necessario anche un quadro normativo che tuteli realmente il produttore e contrasti pratiche sleali. Senza redditività, non c’è futuro per il settore>>.
Che ruolo giocano innovazione e tecnologia nel futuro dell’ortofrutta?
Un ruolo decisivo. Parliamo di innovazione varietale, agricoltura di precisione, digitalizzazione dei processi, ma anche di nuove soluzioni di packaging e logistica. L’innovazione non deve essere vista come un costo, ma come un investimento strategico per aumentare efficienza, sostenibilità e qualità. Chi non innova, oggi, resta indietro.
L’internazionalizzazione è sempre più una leva strategica. Come può l’ortofrutta italiana rafforzare la propria presenza sui mercati esteri?
<<Serve una strategia condivisa. L’Italia ha prodotti straordinari, ma spesso comunica in modo frammentato. Dobbiamo presentarci uniti, come sistema Paese, valorizzando le nostre eccellenze e le Indicazioni Geografiche. Eventi internazionali, fiere e format come l’Italian Fruit Village, ideato dal consorzio Edamus sono fondamentali, perché permettono di raccontare non solo il prodotto, ma il territorio e la cultura che lo esprimono>>.
Dopo tanti anni di esperienza, quale messaggio sente di dare alle nuove generazioni che si affacciano al settore ortofrutticolo?
<<Direi di non avere paura del cambiamento. L’ortofrutta resta un settore strategico, ma richiede competenze nuove, visione e capacità di fare rete. Chi saprà coniugare tradizione agricola e mentalità imprenditoriale avrà grandi opportunità. Il futuro dell’agricoltura passa anche dal coraggio dei giovani>>.
Se dovesse sintetizzare in una frase la sfida più grande del comparto, quale sarebbe?
<<Trasformare la qualità produttiva italiana in valore economico stabile per chi lavora la terra. È questa la vera sfida che dobbiamo vincere>>.

















