Oltre 21,5 miliardi di confezioni di prodotti acquistate dagli italiani in un anno – ossia il 76,1% del totale – riportano in etichetta la codifica identificativa del materiale di composizione del packaging. Più di 22,8 miliardi di confezioni finite nel carrello della spesa nell’arco di 12 mesi (83,6% del totale) forniscono indicazioni sulla tipologia di imballaggio e sul corretto conferimento nella raccolta differenziata. E ancora: oltre 3,1 miliardi di unità di vendita presentano on pack almeno un marchio e una dichiarazione ambientale. E tutti questi dati sono cresciuti su base annua. Inoltre 883 milioni di confezioni di prodotti acquistati “sfruttano” lo spazio in etichetta per suggerire agli shopper di visionare digitalmente le informazioni ambientali.
Tutti questi dati sono solo un “assaggio” delle evidenze raccolte nella nuova edizione – l’ottava – di IdentiPack, il primo Osservatorio nazionale sull’etichettatura ambientale del packaging per il largo consumo, frutto della collaborazione tra CONAI e GS1 Italy.
Analizzando oltre 148.000 prodotti di largo consumo venduti in supermercati, ipermercati e punti vendita a libero servizio di tutta Italia, IdentiPack rileva l’evoluzione semestrale dell’etichettatura ambientale, mappando le informazioni fornite sulle etichette e il livello di diffusione nei differenti reparti merceologici.
In termini di settori il freddo e il cura casa risultano i più virtuosi perché raggiungono valori superiori alla media del grocery in cinque delle sei voci analizzate da Identipack. Seguono a pari merito la drogheria alimentare e l’ortofrutta, entrambe sopra media in quattro cluster su sei. Più sfaccettata la situazione nel fresco, che mostra valori superiori alla media in tre cluster ed evidenzia una bassa presenza di marchi volontari, di pack compostabili e di strumenti informativi digitali. Le carni confezionate restano un reparto critico, con valori superiori a quelli del grocery solo in due cluster su sei mentre in altri due i valori risultano pari a zero. Anche nel cura persona la comunicazione on-pack della sostenibilità del packaging resta poco diffusa e circoscritta a pochi ambiti, quali la segnalazione di marchi ambientali volontari e l’indicazione della compostabilità del pack.


















