Nelle residenze storiche italiane l’attività agricola non è un elemento accessorio, ma una leva economica centrale e sostenibile, capace di generare valore e di incidere concretamente sulla vitalità dei territori. A evidenziarlo è il sesto Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato, presentato a Roma dall’ADSI, al quale Confagricoltura ha contribuito in modo diretto.
Dall’analisi emerge come il comparto primario giochi un ruolo decisivo soprattutto nelle aree rurali e nei contesti meno urbanizzati, dove rappresenta uno dei principali fattori di sviluppo. Sei dimore storiche su dieci sono impegnate in attività produttive: accanto alla gestione immobiliare e all’accoglienza turistica, che interessano quasi la metà delle strutture, spiccano le filiere agroalimentari e vitivinicole, presenti in oltre il 17% dei casi.
Per una quota significativa di queste realtà, l’agricoltura costituisce la principale fonte di sostentamento economico: il 39% delle dimore agricole ricava più del 75% dei propri introiti proprio dal lavoro nei campi. Un dato in aumento rispetto all’anno precedente, coerente con la crescita generale della produzione agricola nazionale e del relativo valore aggiunto.
Secondo Roberto Caponi, direttore generale di Confagricoltura, il potenziale di questo patrimonio privato — che di fatto svolge una funzione pubblica diffusa — era stato intuito già decenni fa. La nascita di Agriturist, oltre sessant’anni fa, ha rappresentato un passaggio chiave nel valorizzare l’identità enogastronomica e l’accoglienza legata alle dimore storiche.
Oggi, però, la sfida è garantire ai proprietari le condizioni necessarie per continuare a tutelare e far vivere questi beni, profondamente radicati nell’identità dei territori. Il rischio, infatti, è che l’interesse crescente dei grandi investitori internazionali, attratti soprattutto dai piccoli centri, finisca per spezzare il legame tra le dimore e chi da generazioni se ne prende cura con investimenti e presenza costante.
Un ulteriore nodo riguarda le infrastrutture, sia fisiche che digitali: quasi un terzo delle dimore storiche si trova in comuni con meno di 5.000 abitanti. Per questo, a livello nazionale, diventa strategico sostenere lo sviluppo delle aree interne e dei borghi rurali attraverso politiche mirate di investimento e una semplificazione delle procedure burocratiche, fiscali ed economiche, in particolare nei territori montani e collinari, sempre più centrali per il turismo italiano.
















