Il settore biologico italiano continua a mostrare numeri in crescita e una forte capacità di adattamento. Secondo l’analisi Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2025, liberamente disponibile su issuu.com/biobank, il giro d’affari complessivo del bio ha raggiunto nel 2024 i 10,4 miliardi di euro, includendo vendita al dettaglio, ristorazione e export, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. In un contesto globale segnato da incertezze economiche e geopolitiche, il biologico si conferma un pilastro della transizione agroecologica e della resilienza del settore alimentare.
I negozi specializzati mostrano una ripresa significativa, con vendite per 1 miliardo di euro (+9%), mentre nella grande distribuzione organizzata (Gdo) le vendite bio salgono a 3,3 miliardi di euro (+5%), includendo per la prima volta anche prodotti venduti a peso variabile, secondo i dati Nomisma per l’Osservatorio Sana.
La crescita delle marche private nella Gdo
Negli ultimi dieci anni, le marche a marchio del distributore (Mdd) hanno spinto la Gdo a guadagnare quote di mercato sempre maggiori: dal 48% al 64%, mentre la quota dei negozi bio è diminuita dal 31% al 20%, una tendenza riscontrabile anche in Francia e Germania.
La strategia della Gdo si può sintetizzare in tre azioni: presidiare, monitorare e razionalizzare. Per massimizzare la redditività dei prodotti bio a marchio, nelle 23 catene censite da Bio Bank il numero di referenze alimentari bio è sceso a 5.600 (-8% rispetto al 2023), segnando il primo calo dopo 15 anni, anche a causa dell’uscita di Iper dal censimento. Coop, Dm e Conad guidano la classifica delle catene con più referenze bio, con l’ortofrutta che rappresenta il 26% delle referenze Mdd. Complessivamente, sono state censite 33 marche bio, di cui 8 dedicate alla prima infanzia.
Le referenze a marchio della Gdo rappresentano circa 30% delle 19.000 referenze bio stimate. La cosmesi naturale e bio raggiunge 1.030 referenze, con 24 marche, di cui 10 per bambini, mentre il commercio equo registra 144 referenze con 4 marchi. Alcuni numeri chiave mostrano l’importanza della Gdo nel bio:
- L’80% delle vendite alimentari totali avviene in Gdo, mentre per il bio la quota è 64%;
- Le Mdd rappresentano il 32% delle vendite in Gdo in generale, ma 47% nel bio;
- Di conseguenza, il 30% delle vendite bio totali proviene dalle Mdd della Gdo.
I negozi bio mantengono la loro identità
Il numero di negozi specializzati scende sotto quota mille: il censimento 2024 conta 989 punti vendita (-3% sul 2023). Rispetto al picco del 2017, hanno chiuso oltre 450 negozi (-31%), principalmente piccole attività indipendenti. Nonostante ciò, le vendite hanno continuato a crescere: +2% al netto dell’inflazione cumulata (+21% senza considerarla).
La dimensione media dei negozi cresce: nel 2017 solo il 31% superava i 150 mq, nel 2024 la quota sale al 56%. Oltre 120 punti vendita integrano l’offerta con ristorazione (12% del totale) e circa il 40% appartiene a catene specializzate. Tra queste, NaturaSì è l’unica catena nazionale con 400 negozi in rete, mentre BioSapori è l’unica regionale del Veneto. Le catene bio propongono 1.900 referenze a marchio, con assortimenti che variano da 1.500 a 18.000 prodotti bio.
Canali diversi, sinergie evidenti
Gdo e negozi bio non sono semplicemente concorrenti: sono canali complementari. La Gdo domina grazie alla diffusione capillare, ai prezzi accessibili e al peso strategico delle proprie Mdd bio, intercettando nuovi segmenti di consumatori. I negozi bio, invece, offrono un contatto diretto con produttori e consumatori consapevoli, una vasta scelta di prodotti locali e un servizio personalizzato, consolidando una community dedicata.
Per il biologico è essenziale mantenere identità, valori e innovazione, diventando modello e fonte di ispirazione per l’intera filiera agroalimentare italiana.

















